Depressione e malattia di Parkinson

Eleonora Contini
Psicologa Psicoterapeuta – UO Neurologia Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara
Mariachiara Sensi
Medico Neurologo – Ambulatorio Disordini del Movimento- UO Neurologia – Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara
Valeria Tugnoli
Direttore UOC Neurologia – Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara

La depressione è un disturbo del”tono dell’umore”.
Il tono dell’umore è una funzione psichica importante nell’adattamento al nostro mondo interno e a quello esterno. Ha il carattere della flessibilità, vale a dire che l’umore flette verso l’alto quando ci troviamo in situazioni positive e favorevoli, flette invece verso il basso quando ci troviamo in situazioni negative e spiacevoli.

Si può parlare di depressione quando il tono dell’umore perde il suo carattere di flessibilità, si fissa verso il basso e non è più influenzabile dalle situazioni esterne favorevoli. Usando una metafora, una persona con depressione è come se inforcasse quattro, cinque paia di occhiali scuri e guardasse la realtà esterna attraverso di essi, avendone una visione assolutamente nera e negativa.

Secondo il DSM 5, testo di riferimento dei criteri diagnostici per tutti gli psichiatri del mondo, la depressione può presentare tutti o alcuni dei seguenti sintomi:

Perdita di interessi
Cambiamenti nell’appetito (aumento o diminuzione)
Perdita di energia
Disturbi del sonno
Senso di agitazione o rallentamento
Sentimenti di autosvalutazione o colpa
Difficoltà a pensare
Problemi di memoria
Nei casi più gravi anche tendenze suicide

Nella Malattia di Parkinson la depressione rappresenta uno dei principali disturbi non motori ed è presente nel 40-50% dei pazienti, partecipandone alla disabilità ed alla qualità di vita.

La depressione è preponderante ai due estremi della malattia: all’inizio, a volte precede i sintomi motori anche di alcuni anni, e nella fase di declino e delle fluttuazioni motorie.

Per giustificare la prevalenza elevata di depressione nella Malattia di Parkinson sono stati chiamati in causa, nei diversi studi clinici effettuati, sia fattori biologici che psicologici: questi quadri, infatti, possono essere messi in relazione oltre che a meccanismi neuropatologici specifici, anche alle reazioni psicologiche alla malattia neurologica ed alle sue conseguenze sul funzionamento sociale del paziente.

In questo ultimo caso, i sintomi depressivi possono includere anche sintomi di natura ansiosa, quali: attacchi di panico in situazioni di socialità, ansia anticipatoria, maggiori manifestazioni motorie (es. tremore) in situazioni di esposizione, isolamento sociale.

Tali aspetti si riferiscono maggiormente ad una sindrome ansioso-depressiva relativa ad una mancata accettazione della condizione di malattia ed al diverso approccio che il paziente ha verso le attività che quotidianamente svolge.

Da un altro punto di vista, i sintomi depressivi invece, riguardano un aspetto puramente correlato alla manifestazione di malattia e, quindi, inquadrabile come sintomo non motorio.

Nella popolazione parkinsoniana, la depressione si manifesta in modo differente rispetto alla popolazione sana: è più evidente la componente apatica ed è meno presente la componente ansiosa; non compaiono, come invece comunemente si evidenzia nei quadri non associati a Malattia di Parkinson, sentimenti di colpa e autosvalutazione.

Considerate queste premesse, il trattamento farmacologico della depressione in ambito di Malattia di Parkinson prevede come primo approccio la correzione dei sintomi motori in grado di attenuare la componente non motoria espressa dalla depressione.

In molti casi vengono utilizzati anche i classici antidepressivi ma sulla reale efficacia di tali trattamenti in questa patologia neurologica, non vi sono chiare evidenze scientifiche.

Un approccio innovativo, soprattutto nelle forme ad esordio giovanile è quello della Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, volta sia all’attenuazione della sintomatologia depressiva come componente non motoria, sia a far acquisire una maggiore accettazione di malattia al paziente e familiari.

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